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LA MOSTRA DI MORENO BRANDI
Nicola Picchione
Se qualcuno pensa ancora che l’obiettivo fotografico sia una catena che non permette- a differenza del pennello del pittore- di liberare la fantasia e rappresentare sentimenti, veda la mostra di Moreno. Abilità compositiva, originalità del mezzo espressivo, matura regia nel realizzare un progetto e avanzare da immagine a immagine sino ad una conclusione che suscita meraviglia di una cronaca che in realtà non è cronaca di fatti, ma descrizione della gioia. Le persone che agitano la notte con la pazza esplosione del loro cuore per una vittoria sportiva non sono l’oggetto diretto del racconto. I sentimenti non sono descritti, come si fa normalmente, ritraendo volti gioiosi ma ricreando un’atmosfera generale che li esprime. Non esistono singole persone e non esiste un luogo preciso: non è la festa di qualcuno ma di tutti e non è la festa di un solo luogo e di una sola città. Perciò, persone e luoghi non sono descritti, non hanno importanza. Può essere accaduto ovunque, in Italia. Le persone, dunque, sono come sfiorate dall’obiettivo, non riconoscibili: il racconto riguarda la coralità. Moreno ha scelto la notte per illuminare il buio con luci affascinanti, cangianti, sfumate, con colori che entrano l’uno nell’altro quasi abbracciandosi. Fermatevi alla prima immagine. Gustatevela da vicino e da lontano (spesso le immagini perdono fascino se viste da vicino o da lontano, queste di Moreno sono belle a qualsiasi distanza le guardiate). L’azzurro vi introduce al tema. Si raggruma da una parte, denso, per poi svanire verso altre luci sfumanti ma evocative della nostra bandiera. Azzurro e tricolore si intravedono espliciti o appena suggeriti in molte immagini, a ricordare da dove parte l’allegro caos di una notte magica. A Moreno non interessano i particolari; vuole rappresentare quella sorta di caos, di piccola follia, quella magia che sale dalla strada nell’aria addensandosi in luci, movimenti, colori cangianti. Egli riesce a carpire ogni volta la scena più adatta come se fosse stata creata per lui. Le immagini si susseguono smaterializzando ogni oggetto, tramutandolo in luci ombre colori fusi in un’atmosfera quasi da sogno irreale nella quale le sagome appena accennate delle persone rappresentano solo la sorgente dei movimenti. L’inserimento delle scene dei giocatori della Nazionale esultanti per la vittoria del campionato mondiale è non solo il tributo che Moreno ha preso a prestito per indicare il tema della manifestazione ma il centro dal quale sorgono i sentimenti descritti per una notte di pacifica follia.
Alcune immagini splendono per se stesse di bellezza ma diventano voci del coro che esprimono la manifestazione di quella ormai lontana notte di entusiasmo e di orgoglio, un sogno che invade le strade nella notte. Il mosso sfruttato con sapienza, la ricerca dei contrasti tra luci e ombre, la fusione dei colori e il loro svanire l’uno nell’altro, esprimono compiutamente i sentimenti di quella notte. Senza il mosso, luci e ombre sarebbero apparse statiche, inespressive.
Giunti verso la fine delle immagini, tutto muta. Un colpo geniale di Moreno. La figura umana sinora sfumata e sfuggente, solo parte della rappresentazione, di colpo si concretizza nei lineamenti di un barbone. Anche l’ambiente all’improvviso si precisa nei particolari. La notte ha ceduto il passo alle luci del mattino. Passato il sogno, torna la realtà. Quel barbone non sembra un vero barbone con la barba bianca fluida e nobile a dispetto della bottiglia di vino che regge in una mano. Quel barbone sembra un mago che ha finito la sua magia, abbandona la scena e se ne va portandosi via la maglia degli azzurri: la festa è finita, torna la realtà. Il mago-barbone appare solo nella strada; la folla è scomparsa; svaniti i colori; egli va a riposare quando gli altri debbono alzarsi e tornare alla realtà del lavoro. Ma il barbone non è un mago. Non è stato l‘artefice di quella notte magica. E’ un uomo come gli altri che ha gioito con gli altri. Non è legato, però, alla realtà del lavoro, agli orari e si sdraia sul suo giaciglio che è la terra addormentandosi senza togliersi la maglia degli azzurri. Il suo sogno continua. Le due immagini del barbone- quando appare tutto solo camminando nella luce del mattino in spazi ormai svuotati e quando si sdraia vestito con la maglia degli azzurri- sono la realtà e il sogno di un Paese che sta perdendo fiducia in se stesso ma che sa ritrovare ogni tanto il suo orgoglio sia pure per mezzo di un pallone.
Bellissimo racconto, reale e surreale, colmo di sentimento ma senza sentimentalismo, descrittivo e creativo, nel quale l’abilità del fotografo tramuta la realtà in favola.
Moreno ha realizzato queste foto con una macchina da 5 megapixel, ricordandoci che non occorre una supermacchina per ottenere splendide immagini e costruire un bel reportage. Ci insegna anche che non sono necessari lunghi viaggi alla ricerca di scenari grandiosi; basta scendere sotto casa e guardarsi intorno. A patto di saper vedere, saper descrivere, avere le idee e l‘estro che la natura concede a pochi.
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