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Una serata originale con Bruno Amaranti e Enrico Donnini
Nicola Picchione
Due brevi racconti: da una parte immagini di una giornata sugli autobus cittadini con la gente che sale, che scende, seduta, in piedi, immersa nei propri pensieri o nella lettura del giornale; dall'altra, l' amara visione di uno di quei siti dove gli uomini depositano i cadaveri scomposti di ferraglie e strutture ormai inutili e ingombranti, dove la natura è umiliata a pattumiera. Una scena di vita, una di abbandono. Bruno Amaranti - cronista fantasioso, originale, creatore di immagini solo apparentemente realistiche ma cariche di riflessioni - ha affidato i suoi due racconti alla tecnica di Power Point usata nel modo più semplice facendo scorrere le immagini commentate da un brano musicale. Poi ha avuto una bella idea: ha coinvolto l'amico Enrico "costringendolo" a servirsi delle medesime immagini senza alterarne la sequenza ma animandole e creando un audio in relativa libertà. Enrico è stato al gioco (immagino sentendo il morso di quelle briglie imposte dall'autore dei due racconti). Sono nati, così, due brevi, veri audiovisivi nei quali le immagini, i suoni, le voci, i rumori si sono amalgamati esaltando il significato reale -profondo, ironico, amaro- dei due brevi racconti di Bruno. Il bozzolo che diviene farfalla.
Una esperienza nuova che ci piacerebbe ripetere nel nostro club per capire gli elementi dei meccanismi che danno origine a un audiovisivo ad opera di un autore sensibile ed esperto.
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Non potevamo rinunciare ad invitare Enrico a mostrarci qualche sua opera. Egli ha voluto mostrarci anche due audiovisivi di altri autori: uno, molto originale e di grande effetto, di un autore inglese con tema esoterico; l'altro vincitore dell' ultima edizione del concorso di S. Felice sul Panaro. Infine, due opere di Enrico: quella del medesimo tema di S. Felice (premiata al terzo posto) e l'altra "Mezz'ora prima della mezzanotte".
Commentare le opere di Enrico è gioco superfluo e facile. Ho la sensazione che egli le crei per se stesso: una sorta di colloquio intimo che va tessendo da anni e che sembra farsi sempre più asciutto, essenziale miscelando immagini, parole, suoni sempre intrisi di sentimento,preferendo toni apparentemente tenui se non dimessi e ritmi pacati (musicalmente direi scale in tonalità minore e tempi di adagio e andante). Sembra parlare con se stesso, Enrico, riflettere confessarsi.
Guardando e ascoltando le sensazioni ispirate dalla notte- dove le immagini sfuocate delle luci sembrano sciogliersi e svanire nel buio che quasi vuole chiudere le porte del mondo e invitare l' uomo a meditare e riflettere su se stesso - pensavo alla splendida poesia di Di Giacomo che spesso mi capita di recitare mentalmente: "Nu pianoforte e' notte sona lontanamente…". I poeti creano per proprio bisogno ma poi donano agli altri le loro creature. Enrico sa regalarci qualche momento di bellezza, di riflessione e di tenerezza ricordandoci la necessità di fermarci, guardarci dentro e tirare fuori quella parte di noi che oggi sembra volersi nascondere per non essere derisa da chi insegue ville ed escort.
Ringraziamo i due autori, soprattutto per l'ottima idea di una particolare, originale collaborazione mettendo a confronto due modi diversi di presentare opere con la medesima matrice.
14/11/2010
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