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UNA SERATA CON ENRICO CARRETTI
di Nicola Picchione
Il nostro club ci ha regalato negli anni trascorsi alcune serate da ricordare: quella che ha visto Enrico come protagonista rimarrà nel nostro ricordo.
Enrico ha l'aria bonaria, lo senti subito amico. Ti racconta il suo percorso di fotografia e non ha segreti: ti dice come opera. Tanto se hai estro riesci a tirarlo fuori altrimenti i segreti di quelli bravi serve a poco conoscerli.
Confesso che ero andato alla serata con due stati d'animo: da una parte ricordavo alcune opere che egli ci aveva mostrato tempo fa e che mi avevano impressionato per la tecnica e un impegno fuori dal comune: opere molto belle, progettate con cura e realizzate con sapienza (e pazienza); dall'altra, seguendo i miei pensieri sulla fotografia che anche quando parte da una progettualità dovrebbe generare immagini fresche, serene o drammatiche ma che entrano non solo negli occhi e nella mente: che riescono a penetrare nel cuore. Quelle che avevo già viste si erano fermate agli occhi e alla mente.
Nemmeno se avesse letto i miei pensieri Enrico avrebbe potuto fare di meglio. Ha iniziato a metterci davanti immagini in bianco e nero degne di un maestro nelle quali l'oggetto fotografato era solo un pretesto, spesso quasi banale. Che bravura e che effetti: il vecchio bianco/nero profondo, regale, magistrale. Scene nobilitate dall'arte di Enrico, da fare rimpiangere la vecchia camera oscura dove sono nate. Perché se lo scatto le aveva concepite, la scelta delle carte, degli acidi, le abili mani di Enrico le avevano partorite con grande abilità e sensibilità: come la vigna dà l'uva ( e bisogna essere bravi vignaioli come l'occhio di Enrico riesce a cogliere la materia dei suoi scatti) ma poi l'enologo dà il vino. Immagini che valgono un quadro d'autore nelle quali non un' ombra né una luce sono di troppo e si combattono ma ognuna si armonizza con le altre e la banalità di una casa dirupata o di una macchia di bosco si nobilitano ad opera d'arte.
Poi sono apparse davanti a noi le altre tappe di un percorso mai casuale e mai banale. Pezzi di muri segnati dal tempo, geometrie semplici ma ardite, armonie e contrasti, scaglie di realtà trasformate in suggerimenti per l'anima, segni tenui che ti lasciano pensare fatti dalla luce, dal tempo catturati con occhio sensibile di artista e da una mente che sa ciò che vuole ottenere e come ottenerlo.
E poi i suoi studi nei quali la frequentazione nella scuola d'arte (quanto giovano anche alla fotografia cultura e scuola!), la passione, l'abilità, la padronanza dei mezzi moderni creano immagini da incorniciare e appendere.
Tre tappe nel percorso di Enrico: il godimento del classico creato con sapienza in camera oscura; una sorta di astrattismo nel quale la materia sembra disfarsi in geometrie di luci; un nuovo classico nel quale volumi e colori scenari quasi cinquecenteschi ti colpiscono con sontuosità nati da una regìa e dalla padronanza del digitale e del fotoritocco.
Un percorso, quello di Enrico, mai scaduto mai retorico sempre pieno di impegno creativo, capace di rinnovarsi nei percorsi e nei metodi.
Siamo grati a questo amico dai baffi bonari e simpatici, che parla del suo lavoro fotografico come un artigiano parlerebbe delle sue opere, che ti racconta di sé come se ci si conoscesse da sempre. Che rivedi ogni volta con piacere, per la persona e per ciò che porta nella sua cartella fotografica.
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