IDEA FOTOGRAFICA


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Serata Sei per Sei

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La serata del concorso interclub dedicata all' architettura urbana
Un'occasione per qualche considerazione generale
Nicola Picchione

E' stata una serata interessante che ha permesso di ammirare immagini molto belle. Il nostro club non ha brillato nel concorso ma ha saputo organizzare in maniera ottimale la serata.
Le immagini che abbiamo visto sullo schermo- molto ben commentate dai membri della giuria- erano quasi tutte di notevole valore estetico. Alcune erano ammirevoli per il gusto realizzativo, la composizione, la forza espressiva.
Mi ha colpito, tuttavia, la notevole omogeneità nella scelta dei soggetti, quasi tutti "belli", eleganti, attrattivi, espressivi di una architettura di élite. In pratica, l'insieme delle immagini premiate tendeva a dare un' idea della realtà architettonica urbana che mi sembra lontana dalla realtà o, almeno, molto parziale, sbilanciata. Una soltanto- non a caso relegata al decimo posto- mostrava coraggiosamente lo squallore delle periferie: un enorme parallelepipedo-dormitorio dall' aspetto cupo e minaccioso, chiuso da un muro come una prigione, immerso in una grigia atmosfera invernale.
Tra i tanti problemi della nostra società, credo che quello architettonico sia uno dei più drammatici: si costruisce spesso senza gusto, spinti dallo sfruttamento massimale del terreno edificabile. Casermoni inospitali, intere zone dove scarseggiano il verde, i luoghi di riunione (piazze, giardini) nelle quali l'architetto e gli amministratori hanno abdicato cedendo alle esigenze del palazzinaro più che promuovere la vita della comunità e lasciare al futuro città vivibili e godibili. I quartieri costruiti nei passati decenni sono case-dormitorio dentro le quali sono spesso ammassati oggetti superflui o esibizioni di piccoli lussi ma che esternamente trasudano squallore spesso formando un insieme di costruzioni disomogeneo o, al contrario, troppo ripetitivo. Solo ogni tanto sorgono opere di pregio, in genere riservate a pochi privilegiati. Anche le costruzioni antiche dei centri storici non raramente sono deturpate da modifiche che le feriscono e le offendono. Non trova ostacoli la febbre di costruire per profitto ( sembra che- a dispetto del carocasa- ogni neonato disponga nel nostro Paese teoricamente di 38 vani) cementificando i terreni migliori, deturpando il paesaggio. Tutto questo, credo, dovrebbe essere almeno accennato con qualche immagine tra tante, in un concorso di più club dedicato all'architettura urbana.
In pratica, la serata ha mostrato singole immagini belle ma che nell' insieme non hanno reso la situazione odierna dell'architettura urbana. Credo che occorrerebbe, aldilà delle procedure consuete che si limitano ad analizzare le singole opere, commentare anche l' insieme delle opere, i gusti prevalenti, le assenze.
Queste considerazioni mi portano a rafforzare la mia scarsa simpatia per i concorsi fotografici che continuano a portarsi dietro il retaggio di una fotografia troppo attenta alla tecnica e all'estetica e molto meno al contenuto e alla capacità espressiva. Chi partecipa con la voglia di vincere (cioè quasi tutti i concorrenti) conosce i criteri prevalenti di giudizio e finisce con l'adeguarsi presentando immagini molto curate e accattivanti, scegliendo soggetti piacevoli o caratteristici, finendo con allontanarsi dalla vita quotidiana e dalla realtà più comune. Si favorisce in questo modo una fotografia superficiale, ben elaborata ma fredda, piacevole ma che non riesce a raccontare.
Non a caso la maggior parte delle foto vincitrici- senz' altro molto belle, con angoli di ripresa originali, alcune espressive di notevole creatività e colpo d' occhio- ritraevano costruzioni di altri Paesi in possesso di una propria bellezza e attrattiva delle quali l' immagine si giova quasi civettando con chi la deve giudicare. Immagini, prese in viaggi, di architetture raffinate eleganti lontane dai quartieri dormitorio e da quelle ampie zone delle città che sono l' espressione prevalente di una società consumistica ormai priva del senso del bello se non quello prodotto in serie senza creatività.
Si finisce non raramente col premiare più i meriti dell' oggetto ripreso che l'opera del fotografo.
Si finisce involontariamente con ostacolare, con i concorsi, il rinnovamento.
La nostra è l'epoca dell' immagine ma troppo spesso nei nostri club fotoamatoriali si ferma alla superficie, alla standardizzazione, all'estetismo fine a se stesso. Viene in mente il verso di Fedro sulla maschera: è bella ma non ha cervello. Il cervello di una immagine è la capacità di prenderti, di farti pensare o commuoverti o di attirare la tua attenzione sul mondo che ti circonda e che magari non riesci a vedere. Come quella che nella serata è finita all' ultimo posto fra le premiate, l'unica a prendere di mira una realtà che è sotto gli occhi di tutti.



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